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Conosci la delega della Cameriera?

20 Settembre 2011 | di Arduino Mancini Delegare

7.39

Non molti sanno che a Napoli ancora oggi è in uso la chiave della cameriera.

Che cos’è? Presto detto.

Si tratta di una chiave che la famiglia mette a disposizione del personale di servizio e che consente di entrare nell’appartamento solo se la porta non è chiusa a mandata, singola o doppia che sia: i proprietari possono così decidere come e quando persone diverse da loro possono entrare in casa.

Un tempo limitata al solo personale di servizio, con gli anni la chiave della cameriera si è trasferita anche nelle mani di chi doveva accedere ai locali per manutenzione, di persone incaricate della spesa a domicilio e perfino nelle di agenti immobiliari incaricati dell’affitto o della vendita.

In tempi più recenti la chiave della cameriera ha fatto il suo ingresso in ambito organizzativo. La mia indagine non è riuscita a ricostruire se l’anello di congiunzione che ha condotto alla delega della cameriera sia stato un franchising immobiliare, visti i trascorsi; è un fatto che negli ultimi 20 anni la delega della cameriera ha preso a impazzare nelle aziende, nella pubblica amministrazione e perfino nel no profit.

Come funziona?

La delega della cameriera è impiegata dal capo che non delega pienamente le responsabilità che il ruolo del collaboratore prevede: in sostanza, il  collaboratore può esercitare la propria autorità solo se il diretto superiore lo concede.

Per quali ragioni il capo adotta la delega della cameriera?

Vediamole insieme, tenendo presente che i comportamenti di seguito elencati sono riscontrabili in modo indipendente gli uni dagli altri.

  1. Il collaboratore non è ancora in pieno possesso di conoscenze e competenze tali da consentirgli di gestire le responsabilità previste dal ruolo in piena autonomia: è allora cosa buona e giusta che il capo eserciti attenta supervisione, gestendo oculatamente il rischio di errore.
  2. Il collaboratore possiede un buon livello di conoscenze e competenze ma non si sente pienamente in sella: il capo allora interviene solo se necessario e lo sostiene nel percorso di crescita.
  3. Il capo tende a delegare il meno possibile, quale che sia il livello di esperienza del collaboratore, perché non sopporta il pensiero dell’errore che il collaboratore può commettere. In cuor suo, il capo tende a legittimare la sua presenza nell’organizzazione con l’esclusività della sua esperienza e con l’abnorme mole di lavoro che deve svolgere in prima persona. Una vita difficile, lo so, ma provateci voi a fargli cambiare registro.
  4. Di nuovo, il capo tende a delegare il meno possibile ma stavolta perché il collaboratore è davvero molto, molto bravo e potrebbe essere pronto a spiccare il volo: magari prendendo il suo posto, proprio quello del diretto superiore. E allora meglio tenerlo in un angolo e farlo passare inosservato. Finché dura…

Fine della storia? Neanche per idea.

I veri maestri della delega della cameriera sono i capi che accettano la delega verso l’alto. Quelli che, spesso senza rendersene conto, accettano le responsabilità dei collaboratori: veri maestri, questi ultimi, nello scaricare nelle mani di capi ansiosi buona parte del loro carico di lavoro.

Più o meno come avviene quando il personale di servizio prende in mano le redini e lascia al padrone di casa soltanto la chiave.

Quella della cameriera, naturalmente.

Hai esperienze in merito?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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Commenti
Giovanni 27 Settembre 2011 0:00

Caro Arduino

Perdona l’ignoranza, ma che significa “solo se la porta non è chiusa a mandata, singola o doppia che sia”?

Pensavo che almeno una mandata fosse necessaria, altrimenti la porta resta aperta.

Ammetto che sono un pessimo scassinatore…

Giovanni

AM 27 Settembre 2011 0:00

Ciao Giovanni,
benvenuto fra i commentatori. Esistono serrature che si chiudono senza mandata e si aprono con una chiave capace di aprire solo in assenza di mandata.
Come funziona? Te lo dirò dopo il mio prossimo viaggio a Napoli, quando andrò a cercare di svelare l’arcano.
Per il momento accontentati di sapere che la chiave della cameriera esiste, perché l’ho usata personalmente.
E la delega pure, ma non credo che su questo avessi dubbi!
A presto leggerti,
Arduino

Gabriella 28 Settembre 2011 0:00

Penso che la chiusura “senza mandata” sia quella di quelle porte che dall’esterno non si possono aprire se non con la chiave. Quelle che maledici quando la porta si chiude, tu sei fuori e le chiavi dentro.
La chiusura “con mandata” delle porte è quella che presuppone il giro di chiave (uno, due, tre, quattro, ecc.). Spero di essere stata abbastanza chiara. Cordiali saluti,
Gabriella

Davide 30 Settembre 2011 0:00

Caro Arduino,
quello della delega credo che sia uno degli aspetti più delicati della sfera lavorativa. Nel tuo articolo hai citato la quasi totalità delle casistiche, dico quasi perchè a me è capitato più di una volta di trovarmi in situazioni “altalenanti”. Mi riferisco al caso in cui il capo non ha un comportamento lineare ovvero ti consegna le chiavi della cameriera, di casa e pure della casa vacanze e poi ti chiede perchè te le sei prese. Oppure il viceversa.
In sostanza credo che tra persone intelligenti ci si riesca ad inquadrare e comportare di conseguenza, alla base di tutto però ci deve essere coerenza nei comportamenti.
E’ sempre un piacere,
alla prossima
Davide

AM 2 Ottobre 2011 0:00

Vero Davide,
nell’ansia di presentare un quadro quando più possibile esaustivo mi sono perso il caso dell’altalenanza della delega, che molto bene hai descitto.
Grazie, anche a nome dei lettori: ne farò un articolo specifico.
A presto!
Arduino

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