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Risponderò alla domanda con l'aiuto di Plutarco

Come reagire alla calunnia?

11 Ottobre 2012 | di Arduino Mancini Mentire Calunniare Adulare

Post rivisto il 21 novembre 2022

Ho pubblicato, tempo fa, la recensione di un libretto di Luciano di Samosata dal titolo Come difendersi dalla calunnia, disegnando anche il tratto di un calunniatore, in modo da aiutare gli interessati a riconoscerne il comportamento.

Ma come reagire alla calunnia?

Domanda complessa, alla quale oggi vorrei provare a rispondere, almeno in parte.

Prima, però, vi ricordo la definizione di calunnia data da Luciano, e cioè un’accusa rivolta a un assente, all’insaputa dell’accusato, e accreditata da una sola parte, senza contraddittorio.

Sentiamo come il caro, vecchio Plutarco raccomanda di trattare la calunnia.

Quando sentiamo un avversario rivolgerci un’accusa fondata, dobbiamo cercare di rimuovere ciò che l’ha provocata, come faremmo per una macchia che ci venisse mostrata sul vestito.

Se però ci accusa di qualcosa che non ci riguarda, dobbiamo comunque cercare di capire la ragione per cui quella calunnia è sorta, stare attenti e preoccuparci di non cadere inavvertitamente in un comportamento affine o collegato a quello che ci è stato rinfacciato.

Crasso subì l’accusa di avere una relazione intima con una delle sacerdotesse, poiché voleva acquistare da lei un bel terreno e per questo l’aveva incontrata spesso in privato e si era preso cura di lei.

La tendenza a ridere con troppa facilità e a conversare in termini audaci con gli uomini attirò su Postumia calunnie tali che venne processata per immoralità; fu giudicata estranea all’accusa, ma nel proscioglierla il pontefice massimo Spurio Minucio la esortò a non avvalersi in futuro di un linguaggio sconveniente.

Se dunque si dice di noi una cosa non vera, non dobbiamo disinteressarcene e sottovalutare la calunnia in quanto falsa, ma cercare di capire che cosa nei nostri discorsi, nelle nostre azioni, nei nostri interessi o nelle nostre frequentazioni abbia somiglianza con essa.

Saggiamente, Plutarco ci esorta a concentrarsi su noi stessi e riflettere sui comportamenti che possiamo evitare o rivedere: come non essere d’accordo?

Guai, tuttavia, a non riflettere sulle ragioni che spingono le persone a tenere un atteggiamento ostile: concentrarsi solo su di sé significa affrontare solo una parte della questione, rinunciando alla possibilità di entrare in possesso di informazioni che ci permettono di prendere contromisure adeguate; e, magari, di prevenire un attacco ancora più pericoloso.

Lo so, quando siamo sotto attacco (e la calunnia è pericolosa, perché può minare la raputazione e/o la credibilità sociale della persona) la lucidità viene meno e il pensiero si concentra prevalentemente sul come ridurre i danni: esattamente ciò che il nostro avversario desidera.

Come uscirne?

Personalmente uso lo stratagemma della collina.

Immagino di salire verso la cima lentamente, camminando all’indietro, acquisendo passo dopo passo una visione sempre più ampia dell’intera vicenda e al tempo stesso prendendo distanza da essa.

E quando sono sulla vetta la visione è completamente diversa.

Cosa ne pensi?

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Commenti
Davide 7 Gennaio 2013 0:00

Arduino,
il tuo articolo mi ha incuriosito e non poco…soprattutto perchè siamo circondati da calunniatori e schivarsela non è così facile; mi aspettavo chissà quale stratagemma per risolvere la situazione e invece ci hai dato un insegnamento “facile”, efficace e per niente scontato: agire sulle nostre azioni per migliorare (o quantomeno provarci) ciò che ci proviene da fuori! Del resto se una persona si è guadagnata una certa stima ed è calunniata da un singolo individuo credo che a uscirne peggio sia il calunniatore…..Grazie e buon anno!

    Elena 16 Luglio 2019 11:00

    Purtroppo non sempre è cosi

      AM 16 Luglio 2019 12:56

      Ciao Elena, tu pensi che il calunniatore singolo possa uscirne indenne?
      A presto leggerti,
      Arduino

stefano 26 Maggio 2013 0:00

Se diamo importanza alle calunnie, potrebbe significare che, in qualche modo, non lo siano. Oppure non abbiamo ancora raggiunto un sè vero e maturo. Comunque sia , pensare a ciò che gli altri pensano malignamente di noi – non ci fa sentire bene. Smetti di identificarti con la tua reputazione. Non sei quello che gli altri pensano di te. Immagina di parlare con 100 persone diverse, avresti 100 reputazioni diverse. E non c’è niente che puoi fare per cambiarle. La tua reputazione, quello che gli altri pensano di te, non si trova dentro di te, ma sta fuori, negli altri. L’unica cosa di cui sono responsabile, e che ti deve interessare, è la connessione con i tuoi valori personali. Se sai quali sono!

    AM 28 Maggio 2013 0:00

    Un discorso che sta in piedi Stefano, ottimo contributo. Come tratteresti la calunnia se il tuo lavoro, che rappresenta ipoteticamente la fonte dei tuoi redditi e della tua capacità di sostentamento, dipendesse in modo determinante dalla tua reputazione?
    Grazie del commento e a presto leggerti.
    Arduino

    Maria Rosa 16 Febbraio 2019 10:16

    Buongiorno Stefano in parte mi dormi trova d’accordo con lei ma dipende in che cosa consiste la calunia

stefano 29 Maggio 2013 0:00

Grazie a te Arduino. E’ interessante il tuo blog. Bhè,..Ascolterei bene quell’informazione, prima di definirla calunnia. Potrebbe contenere qualcosa di utile, potrebbe servirmi a capire come mi vedono gli altri, potrebbe fornirmi elementi migliorativi. Potrei scoprire, ad es. che in quell’occasione, ero disconnesso rispetto ai miei valori. Se invece, dopo una profonda riflessione, emerge che è una vera e propria calunnia, che è chiaramente falsa, la smentirei semplicemente. Rifletterei su questo fatto : la mia reputazione si fonda su quello che gli altri pensano di me. Quello che percepiscono gli altri è importante per il mio lavoro, ma tutto ciò che posso fare è cercare di essere autentico, di trasmettere i miei valori agli altri, e avere fiducia in me stesso. In questo modo gli altri se ne accorgono. Ci potrà essere anche chi non la pensa come me ! Ama ciò che fai e Let go bad feelings. Una Buona Giornata 🙂

Delicatessensenior 17 Gennaio 2014 0:00

Ciao Arduino, ti seguo da poco e trovo interessante il tuo blog che attraverso l’analisi de I 36 stratagemmi fornisce molti spunti di riflessione trovando riscontro nella vita di tutti i giorni, lavoro compreso.
A proposito di calunnie io ne sono stata oggetto circa 3 anni fa e non la dimenticherò mai, pertanto vorrei raccontartela.
Partecipai alle nozze della sorella del mio ragazzo, nella località nativa del Sud Italia del suo futuro consorte. Vi parteciparono, tra gli altri invitati, i cugini più stretti proveniente da altra zona dell’Italia Centro- Meridionale. Io avevo già avuto modo di conoscerli e di instaurare un rapporto piuttosto tranquillo ed amichevole con loro, data anche la loro disponibiltà e affabilità. Passati i 3 giorni circa in occasione di questa festa nuziale, ognuno ritornò a casa propria (io vivo in città del Nord Italia per lavoro).
Durante la mia malattia, circa 3 mesi lontana dal lavoro, fui contatta su un social network dalla ragazza di uno dei cugini, alla quale risposi senza alcun problema con un certo “dubbio” incoscio. Per farla breve: come avevo intuito (sarà il cosidetto “sesto senso”??) lo fece per tenere sotto controllo il suo ragazzo essendo una persona estremamente gelosa e ad un mio commento innocuo ad una affermazione dello stesso lei rispose in malo modo sottolineando quasi io ci stessi provando con lui. Assurdo. Risposi ” a dovere” senza scendere in dettagli o scadere in polemica sterile ma lei volle continuare in privato, dove si arrampicò sugli specchi, poco prima di “salutarla definitivamente mi scrisse che le era stata riferita una cosa accaduta in occasione di quel matrimonio che proprio il suo ragazzo le aveva detto, qualcosa circa un mio probabile comportamento (forse equivocato). Era una calunnia bella e buona. Da quel giorno ho tagliato completamente i contatti con lui, cugino del mio ragazzo, e lei ovviamente. Ma ho riflettuto molto sul fatto che probabilmente il mio essere socievole, solare ed estroversa da qualcuno può essere travisato, frainteso, addirittura equivocato. Inutile dire che tra loro cugini oramai io probabilmente sono passata per quella che si è presa un po’ troppa confidenza (ma continuo a non sapere nè capire a cosa si fosse riferita, eppure mi sono sforzata di ricordare chissà quale episodio…mah…) e ho deciso piano piano di allentare, di mantenere le distanze. Ma senza giustificarmi, a dimostrazione che sono a posto con la coscienza.

    AM 17 Gennaio 2014 0:00

    Ciao Delicatessensenior,

    mi pare una situazione da ordinaria amministrazione.

    Credo che l’unico spunto davvero interessante possa essere riflettere su cosa possano comunicare certi nostri atteggiamenti (senza rinunciare a essere se stessi).

    Per il resto il racconto sembra parlare di persone che fanno valutazioni affrettate e basate su pochi elementi: e che con te sembrano essersi sentite in competizione.

    Io tirerei dritto senza pensarci troppo.

    A presto leggerti,

    Arduino

    Ferraro Manuela 20 Luglio 2016 0:00

    Anche a me è successo la stessa identica cosa. Il problema è che mentre io cammino a testa alta c’è sempre qualcuno che continua a darmi colpe e a chiamarmi rovina famiglia. ..

silvia 13 Settembre 2014 0:00

E se tua sorella ti accusasse che 10 anni fa`sei stata con il suo ex marito!!!?ed il tutto ucsisse esattamente 10 anni dopo e calcolando che con lei non ci parli da piu di 3 anni .vi giuro sono disgustata al solo pensiero mi deprimo.

AM 13 Settembre 2014 0:00

Ciao Silvia,
praticamente impossibile commentare, se non riconoscendo la difficoltà della situazione.
Mi auguro che ti possa presto recuparare felicemente il rapporto con tua sorella.
A presto leggerti,
Arduino

max 4 Novembre 2014 0:00

Io la calunnia l’ho subita in maniera molto pesante al punto che ho dovuto cambiare casa, lavoro, trasferire mio padre dalla casa di riposo in un altra, fare cambiare scuadra a mio figlio e molte altre cose ancora . Dopo circa 8 anni tutto questo non è ancora finita, mi sono quasi assuefatto a tutto ciò anche se questa estate ho avuto un infarto. Ora stò pensando di cambiare città , questo mi priverebbe di vedere regolarmente i miei figli e i pochi amici che mi sino rimasti. Queste persone che mi calunniano sono persone che nella società sono rispettate e anche “temute” come un sindacalista che è riuscito a coalizzare tutto l’ambiente lavorativo contro di me. Il mio errore più grande è stato quello di reagire al forte stress e questo a fatto credere a tutti che quello che veniva detto di me era tutto vero

Simone 27 Novembre 2014 0:00

Senza raccontarvi la mia esperienza personale, tanto siamo un po’ tutti vittime di calunnie..c’è solo chi ne è a conoscenza e chi no; mi soffermo su di un concetto semplice e logico: è vero che bisogna analizzare se stessi per capire se si è moralmente con la coscienza a posto, ma è pur vero che bisognerebbe valutare se alla fonte non sia proprio l’accusatore una persona immorale.Del resto se ci arrivano insegnamenti da Plutarco,significa che la calunnia è vecchia quanto la storia dell’umanità.

AM 27 Novembre 2014 0:00

Condivido Simone.
A presto leggerti, Arduino

gianni 8 Gennaio 2015 0:00

credo che alla base delle calunnie ci sia soprattutto invidia gelosia,e ho sovente constatato che il terrero più fertile per le calunnie è quello melmoso legato ad ambienti poco colti,di ceto poco elevato,non vorrei apparire snob od elitario,ma le gelosie,le invidie,in un contesto temporale odierno di crisi economica,hanno origine e focus negli strati più popolari della società,ove si cova più frustrazione e ignoranza.Ma cio non elude pero nemmeno le classi più elevate,ma queste di solito non hanno motivo di invidia sociale,del resto hanno gia ottenuto quello che desideravano.Sara un discorso classista il mio,ma le peggiori diffamazioni più volgari provengono sempre dagli strati più bassi .

    Laura 8 Dicembre 2015 0:00

    Verissimo Gianni!

Cesare 9 Gennaio 2015 0:00

Gianni, non sono tanto d’accordo, mi sembra effettivamente un discorso un po’ classista xhe non coglie nel segno.. prima di tutto perchè (purtroppo) cultura e ceto elevato non sempre si combinano, soprattutto nel momdo di oggi in cui da un lato contano visibilità e ricchezza, non importa come ottenuti, e dall’altro la cultura è più accessibile per chi davvero vuole averla. A me sembra che rivalità e invidie, e calunnie, si vedono sia nel mondo della cultura (non parliamo dell’università) sia in quello dei ricchi e dei famosi – pensa solo a cosa succede nelle successioni! – forse perché sono ambienti con forte individualismo, o perché chi ha molto spesso vorrebbe di più o ha paura di perdere quello che ha.
Ho piuttosto l’impressione che solidarietà e rispetto reciproco siano, per necessità o per educazione, più presenti tra le classi cosiddette basse.
Poi, naturalmente c’è il legittimo desiderio di giustizia sociale che spesso si mescola con una meno legittima forma di invidia, ma in linea di principio non mi sembra che sia nella calunnia che trova il suo sfogo.
Ovviamente, come in tutte le generalizzazioni, ci sono ampie eccezioni.

    gianni 9 Gennaio 2015 0:00

    cesare,le tue osservazioni sono lecite ed intelligenti,ho cercato solo di focalizzare una parte della questione e dell’origine,inquadrando la mia esperienza personale.Certo come scrive A.M.non potrei attribuire alla mia esperienza individuale un valore generale di supremazia. Nel mio percorso,ho sempre riscontrato invidia madre di calunnia,per il mio benessere economico,ritengo di aver un certo grado di cultura,spero non nozionale,ricco di sensibilità umana e interesse all’accrescimento.questo immagino lo debbano confermare gli altri,coloro che mi conoscono,non io in persona.Ti confermo ahimè che sovente sono sempre incappato nell’invidia e ignoranza delle classi più popolari,abituate a vivere in un clima di forte conflittualità sociale ed economica,pronte ad individuare un capro espiatorio per sfogare la propria frustrazione ed impossibilita di scalare l’ascensore sociale.Con le persone più colte mi sono sempre trovato a mio agio,vuoi per un’educazione formale o non formale al rispetto altrui,vuoi per interessi comuni,vuoi per una mentalita più aperta.Ma questo mio post è solo una mia percezione,basata sul mio spicchio di esperienza personale..E’ ovvio che l’invidia sia dovunque,ma la differenza è nell’esprimerla e nel diffonderla.Negli strati più popolari,e popolare non in senso dispregiativo,l’invidia alias calunnia è veicolata in maniera più feroce,volgare,rabbiosa,ineducata,caotica.Attenzione non parlo di centri di potere o caste,o aziende o giornali,li credo sia quasi fisiologica una guerra di potere e di carriera,io parlo di relazioni fra individui,presi singolarmente,cercando di dare una mia spiegazione sociologica,in base all’estrazione culturale e soprattutto all’educazione familiare ricevuta.

AM 9 Gennaio 2015 0:00

Ciao Gianni,
non ho fatto un’analisi del calunniatore; credo che troppo spesso attribuiamo valore generale alla nostra esperienza personale.
Se vuoi riflettere su un caso (piuttosto frequente, e spesso doloroso) di calunnia proveniente da persone che hanno un elevato grado di istruzione pensa ai casi in cui un mezzo di comunicazione (giornale, sito web, rivista, altro) diffonde una notizia volutamente falsa su una persona, una notizia che trova subito terreno fertile in quanti, purtroppo la maggioranza, ritiene vero ciò che legge senza porsi troppo domande o verificare.
Questo è un caso, fra i più diffusi e pericolosi, di calunnia operata da chi ha un elevato grado di istruzione e non ha difficoltà economiche.
Cosa ne pensi?
Grazie e a presto leggerti,
Arduino

Cesare 9 Gennaio 2015 0:00

Gianni, non è che le classi sociali più elevate sono semplicemente più educate o più ipocrite, e provano invidia e calunniano in modo più sottile e meno evidente?
Questa almeno è la mie esperienza – più sorrisi, più garbo, di fronte; e poi, magari alle spalle, lingue affilate, peggiori di un’offesa schietta e diretta…

    gianni 10 Gennaio 2015 0:00

    cesare puo essere come scrivi tu,cercavo solo di trovare una motivazione sociologica e psicologica del calunniatore,di analizzare l’ambiente o humus più fertile alla calunnia.Per esempio nel mondo dello spettacolo,è implicito che la calunnia serva per eliminare l’avversario nella visibilità mediatica per favorire altri personaggi di seconda fila.E’ un ese,pio banale,cosi come mi riferivo alle classi più popolari,sorrido,perche classe dovrebbe essere un termine ormai obsoleto in una società democratica occidentale,eppure riemergono i vecchi stereotipi,tanto più in un italia paralizzata nelle sue caste di interessi,scrivevo appunto classi popolari,ove la motivazione alla calunnia verso la controparte è sostenuta dall’invidia sociale,materiale e forse in alcuni casi spirituale.Non voglio pero farne una critica generalizzata a chiunque.Ma è più frequente questo tipo di modalità secondo la mia esperienza.

    Patrizia 11 Luglio 2018 0:00

    Bravo è proprio così. Più in alto sali e più schifo trovi

Cesare 10 Gennaio 2015 0:00

Per carità, Gianni, tutto legittimo e io non sono uno psicologo nè un sociologo, ma la mia impressione è che la calunnia – che è una forma di manipolazione – richieda semmai maggiore educazione e sofisticatezza. E infatti è arma usata per avvantaggiarsi nella corsa a privilegi, posti di potere, concorrenza sleale, accumulo di patrimoni…
L’invidia sociale di cui parli – che però non confonderei con la spesso legittima rivendicazione di maggiore equità sociale, soprattutto in tempi come questi di crescente disguaglianza – secondo me ha forme di espressione più dirette, non si presta alla calunnia… puoi fare un esempio?

    gianni 10 Gennaio 2015 0:00

    caro cesare,parlo sempre di calunnie interpersonali,tra singoi,nella vita quotidiana,e credimi la calunnia richiede soprattutto tanta cattiveria e malvagita,perche il fine ultimo è far soffrire la persona presa di mira.L’educazione è l’antitesi della cattiveria cosi spudorata,la persona educata si ferma per sua natura e si delimita per sua eredita,La sofisticatezza di cui parli,puo essere anche del bottegaio di fronte,nel senso che non occorre una laurea in filosofia per partorire una calunnia livida di assurdita,basta non avere una coscienza etica,Gli esempi sono quelli più comuni e quotidiani,corna,illeceita dei guadagni,invenzione di episodi più irrealistici,e quant’altro di cosi meschino e volgare,che è molto frequente tra il…POPOLINO.

Cesare 10 Gennaio 2015 0:00

Anche perché – e poi mi fermo – se la calunnia è “un’accusa rivolta a un assente, all’insaputa dell’accusato, e accreditata da una sola parte, senza contraddittorio”, nel caso di rivendicazioni sociali o di classe non succede mai che il destinatario ne sia all’oscuro. o non abbia modo di fare contraddittorio…

cora 17 Gennaio 2015 0:00

In un momento della mia vita di profondo dolore, ho fatto un errore sul lavoro dovuto a mancanza di concentrazione che ha scoperchiato un vaso di Pandho ora su errori molto gravi compiuti in ambito dirigenziale. Mi è stato chiesto il perchè della mia azione “scorretta” ed io limpidamente fin dalla prima comunicazione mi sono scusata per l’errore, ho fatto notare che non avevo motivo per creare danni a chi mi da il lavoro ed il giorno stesso ho trovato la soluzione al problema…a costi zero ed io in prima persona mi sono esposta assumendomi le responsabilità della distrazione.Nessuno si è più mosso. Hanno lasciato la situazione com’era senza ricorrere alle soluzioni da me trovate ed io mi sono sentita il capro espiatorio contro la quale le attenzioni e la rabbia di tutti si è riversata. In 6 anni non ho mai avuto un problema con nessuno e sono sempre stata stimata per il mio lavoro, condotto sempre con passione.E con il sorriso.Ho cercato un confronto immediato diretto con tutti e NESSUNO HA VOLUTO NE’ PARLARMI NE’ INCONTRARMI.Io non ho insistito pensando che avere la coscienza a posto fosse la cosa più importanteA distanza di 4 mesi sono state adottate le soluzioni da me individuate, ma sono stata oggetto di mobbing, tagliata fuori dal lavoro che facevo con tanta passione e dedizione.Con mia straordinaria delusione, i colleghi hanno fatto fronte comune con la dirigenza, sono stata allontanata come un’appestata e a loro ho chiesto di dirmi ciascuono un torto che io avrei commesso a loro danno. Niente. Ma pare che il fatto che sorrida sempre sia letto come segnale di noncuranza e snobbismo, piuttosto che segnale di un animo che non crede ci siano troppi motivi per non sorridere al prossimo.A breve sarò disoccupata. Dovrò ricominciare tutto.Sorrido ai nuovi tempi che verranno ma con profondo dolore che ha pur sempre una sua dignità.Su cosa dovrei riflettere?

    gianni 20 Gennaio 2015 0:00

    ti sono vicino cora,rimani una bella persona,mi stupisco pero come tu faccia a sorridere dinanzi a cotanto “schifo” umano (?) dei tuoi colleghi? Avresti dovuto farli sentire in colpa sfogando il tuo risentimento su di loro.

      Maria Rosa 16 Febbraio 2019 10:39

      Buon giorno Gianni se possibile vorrei scriverle in privato.Grazie

cora 17 Gennaio 2015 0:00

« Ti domando se dire che un accusato è innocente significa fallire una indagine, Sì, se l’indagine è stata concertata per fare di un innocente un colpevole »Saramago, Saggio sulla Lucidità

AM 17 Gennaio 2015 0:00

Ciao Cora,
interessante il tuo commento, e difficile dare una valutazione dell’accaduto senza la conoscenza adeguata del contesto nei quali si sono svolti i fatti e dei fatti stessi.
Su cosa riflettere? Certo sui fatti, ma da un punto di vista esterno. Hai provato a rileggere la storia osservandola dal punto di vista di un osservatore esterno e non coinvolto nella vicenda?
Molto spesso questo esercizio porta a risultati interessanti.
Per quanto riguarda il futuro sono sicuro che la determinazione che saprai mettere in cambpo offrirà i risultati cercati.
A presto leggerti,
Arduino

Gianni 11 Settembre 2015 0:00

Mi sono da poco trasferito in un paese a breve distanza dalla città dove vivevo prima. Vivo da solo. Da parte di un’amica che viene a trovarmi spesso e mi da’ una mano a tenere pulita casa mi sono arrivate voci di maldicenze e addirittura calunnie nei miei confronti che circolerebbero in paese. La mia amica è preoccupata non solo per la mia reputazione ma anche per la sua, visto che lavora come colf e potrebbe uscirne danneggiata. Mi ha detto che in paese si parla di me come di un alcolista, un tossicodipendente e addirittura uno spacciatore di droga. Di recente ho conosciuto un tizio col quale chiacchiero al bar, anche lui abita qui da poco. Lui beve un po’ troppo, io sono pressoché astemio e bevo coca cola. In un paio di occasioni, a titolo di favore, mi ha chiesto di portargli da bere al tavolo fuori (il personale del bar non serve ai tavoli, per cui in pratica ho fatto da cameriere per noi due). Coca cola per me e vodka per lui, pagando dopo ognuno per conto suo (facendo ciò ho specificato ogni volta che la vodka era per lui). Pare che questo mio comportamento ripetuto (uscire dalla porta del bar coi bicchieri in mano, uno di vodka e l’altro di coca) costituisca la prova che bevo vodka a fiumi.
Di tutta questa storia c’è di vero soltanto che facevo uso di droga – saltuariamente – in gioventù, ma sono passati 20 anni, ora ho più di 40 anni. Boh… Come ragionano questi sconosciuti maldicenti? Ci sono o ci fanno, come si suol dire? Vorrei sapere come comportarmi. Devo smettere di frequentare quel bar? Togliere il saluto al tizio della vodka (che è innocuo)? Parlare con i carabinieri e sporgere querela contro ignoti? La cosa mi preoccupa un po’.
Per esperienza certe cose non devono essere sottovalutate. Sto pensando a cosa fare e vi chiedo un parere.
Cordiali saluti.

AM 18 Settembre 2015 0:00

Ciao Gianni,
ho aspettato un po’ a rispondere per vedere se altri ritenevano utile esporsi.
Ahimé ci sono persone alle quali non bastano le proprie preoccupazioni e pensano a quelle altrui con l’intento di rimestare nel torbido, hanno poco da fare e non hanno mezzi per occupare altrimenti il tempo.
Molte cose sarebbero da approfondire, dalla credibilità dell’amica/colf al tipo di bar che frequenti.
Cosa ti suggerisco di fare?
Certo non sporgerei denunce e frequenterei le persone che mi va di frequentare in un posto diverso: trovo l’ottusità insopportabile e forse anche contagiosa.
Facci sapere cosa hai deciso di fare.
A presto leggerti,
Arduino

Laura 8 Dicembre 2015 0:00

Penso che Gianni sia una persona ampiamente colta e con un gran bagaglio di esperienza. Come si dice “a buoni intenditori poche parole”. Penso che lo stiate un po’ svalutando, non dandogli la giusta credibilità. Non so se sia per carenza di sensibilità o per vostra poca esperienza, ma penso che combattere l’ignoranza e la frustrazione sia qualcosa di impossibile.
In fondo le calunnie le puoi solo subire, certo è anche importante ribellarsi se ti vengono fatte faccia a faccia.
Non so parlare molto di tanto “schifo”, ma credo che le parole di Gianni siano molto sentite, vere e giuste.

AM 9 Dicembre 2015 0:00

Ciao Laura,
grazie per il commento, che permette di riaprire una discussione che Gianni ha lasciato cadere e che spero voglia nuovamente animare.
Ho alcune domande:
– cosa ti fa pensare che non abbia creduto a Gianni? Perché credo che le informazioni che gli arrivano debbano essere approfondite?
– perché pensi che combattere ignoranza e frustrazione sia impossibile? Pensi davvero che la conoscenza possa uscire sconfitta dall’ignoranza?
Probabilmente sei su questo blog per la prima volta e, se vorrai tornare, potrai constatare che ciò che facciamo (non solo io ma anche tanti pregevoli commentatori) è aiutare le persone a combattere ignoranza e frustrazione, combattendo quella sensazione di impotenza che cose detestabili, come la calunnia, generano in noi.
Questa è una lettura che puoi essere utile https://www.tibicon.net/libri/imparare-lottimismo da ripetere in caso ti fosse nota.
A presto leggerti,
Arduino
PS: Gianni, se ci sei batti un colpo… 🙂

Laura 9 Dicembre 2015 0:00

Secondo me Gianni ha lasciato cadere perché ogni cosa che diceva voi subito ad argomentare e ad andargli in un modo quasi impercettibilmente contro, quasi a punzecchiare.
È la societá italiana che forse é abituata a girare il coltello nella piaga. Vedo sempre comportamenti competitivi che nn portano a nulla. Anche le calunnie in un qualche modo sono risultati di persone che cercano sempre di competere contro qualcuno che é piú di loro.

AM