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I 5 errori di chi gestisce un colloquio di selezione

14 Marzo 2016 | di Arduino Mancini Anti-curriculum, Colloquio di selezione, Lavoro

Errori colloquio selezione 480
Oggi voglio parlarti del colloquio di lavoro e degli errori che anche i selezionatori più esperti tendono a commettere: errori che possono portare ad affidare un ruolo a una persona che non presenta le caratteristiche necessarie o a scartare un candidato invece in grado di gestirlo.

Quali sono questi errori? Può essere utile conoscerli?

E chi può avvantaggiarsene maggiormente, il candidato o chi lo intervista?

Intanto cominciamo ad analizzarli più in dettaglio, mettendoci nei panni dell’intervistatore: poi faremo insieme qualche riflessione.

1) Mi faccio ingannare da ciò che ci avvicina.

In questo caso cado nella trappola della simpatia per il candidato, il cosiddetto liking bias: insomma, trovo la persona per diverse ragioni attraente. Oltre alle caratteristiche fisiche, può influenzare la mia valutazione la scoperta di avere in comune un percorso di studi, una specializzazione (ad es. un master), amicizie o frequentazioni, una fede (politica, religiosa, ecc.), la pratica di uno sport o di un hobby. Insomma, il sentire la persona vicina a me mi spinge a sopravvalutare le sue caratteristiche.

2) Mi faccio ingannare da ciò che ci allontana.

Contrariamente al caso precedente, provo per il candidato antipatia o una forma di repulsione che può essere dettata da diversi fattori: aspetto, percezione epidermica, ecc.. Possono anche incidere sulla mia valutazione un percorso di studi che ritengo inadatto al ruolo, il suo talento in un hobby nel quale sono una schiappa, una fede (politica, religiosa, calcistica, altro) che non condivido, uno sport o un hobby che detesto, le sue ottime relazioni con persone che non stimo. E rischio di rinunciare a una persona adattissima al ruolo.

3) Tendo ad allontanare ciò che mi spaventa.

Sono diverse le cose che possono spaventarmi:

  • il candidato sembra proprio preparato, forse troppo: questo potrebbe alterare gli “equilibri” esistenti e spaventare alcuni. Magari io stesso posso sentirmi minacciato;
  • l’intervistato ha comportamenti “poco convenzionali”, che potrebbero generare disappunto nelle persone con le quali dovrà interagire;
  • nutro pregiudizio verso le donne, le persone di colore o diversa nazionalità o cultura. Per esempio, penso che le donne siano inadatte a ricoprire determinati ruoli, oppure tendo a svantaggiarle, specie quando appaiono preparate e… attraenti!

4) Valuto il candidato «relativamente» alla valutazione di altre persone.

Che cosa direbbero del candidato il mio capo (uno così al capo non lo presento perché so che non lo assumerebbe mai), i colleghi (non lo accetterebbero mai, lo so…), i suoi futuri collaboratori (uno così se lo mangiano…), la direzione del personale (non gli daranno mai quanto chiede…)?

5) Vedo nel candidato ciò che desidero vedere.

Già, faccio di tutto per farmi andar bene chi ho di fronte perché

  • … ho fretta di coprire la posizione;
  • … è difficile reperire candidati;
  • … meglio il meno peggio che rimanere scoperti;
  • … me l’ha presentato il capo (o persona influente): come faccio a dirgli di no?
  • … ha un curriculum «incredibilmente» impeccabile e non approfondisco a sufficienza la sua preparazione.

Poco probabile? Guarda questa breve intervista tratta dal film Risvegli: a mio avviso illuminante.

Bene, eccoci alle conclusioni.

Ora che sappiamo di più degli errori più comuni che il selezionatore può compiere durante il colloquio, come possono gli interessati trarne vantaggio?

Il selezionatore consapevole degli errori che può commettere potrà evitare di tirare a bordo persone inadatte al ruolo: o potrà sbagliare consapevolmente.

Per il candidato, invece, essere consapevole degli errori che il selezionatore può commettere, specie in merito ai punti 1 e 5, può rappresentare un vero guaio.

Perché la tentazione di mettersi a fare il “piacione” (o la piaciona…) o tirare la corda perché è chiaro che non ci sono altri concorrenti qualificati, può risultare fatale.

Meglio allora dimenticare ogni tipo di astuzia e concentrarsi sulla gestione di un colloquio aperto e franco, che permetta a entrambi di verificare se esiste lo spazio per fare un pezzo di strada insieme.

Non credi?

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Commenti
Cesare 20 Marzo 2016 0:00

Queste cose sono più o meno le stesse su cui gioca un buon venditore, e a cui deve stare attento un buon compratore. Però non le considerei così negativamernte, basta che il selezionatore ne sia consapevole, e la n. 4 non mi sembra neanche un errore: se una persona deve essere inserita in una realtà in cui intreragirà con altri, non è male tenerne conto.
Quanto al candidato, penserei che se si è capaci di attivare la n. 1 e la n. 5 , possano essere utili ma con molta molta cautela, perché il selezionatore non si senta manipolato.
(forse ho fatto il venditore per troppo tempo?)

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