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Cosa deve dimenticare chi esercita pensiero critico

13 Maggio 2016 | di Arduino Mancini Pensare criticamente

russell aristotele

Come ho avuto modo di scrivere in più di un’occasione, il pensiero critico può essere definito come quel complesso di conoscenze e competenze che permette a una persona di accertare se le informazioni delle quali entra in possesso abbiano consistenza tale da essere impiegate in futuro.

Il suo pieno ed efficace esercizio poggia su un presupposto irrinunciabile: concentrarsi sul contenuto, mettendone in discussione i diversi aspetti e dimenticando titoli, fama e reputazione dell’interlocutore perché potrebbe portarci a credere vero ciò che non lo è.

Un esempio?

Il filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.) è considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale e definito dalla Treccani “uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi”: ecco come Bertrand Russell ha affrontato la sua lettura.

Leggiamo insieme queste poche righe.

Per le persone istruite d’oggigiorno, appare ovvio che certi dati di fatto possono essere accertati mediante l’osservazione e non consultando autorità d’altri tempi. Ma questo concetto è del tutto moderno e non ci si pensava neppure prima del diciassettesimo secolo.

Aristotele sosteneva che le donne hanno meno denti degli uomini e benché si fosse sposato due volte, non gli passò mai per la testa di controllare questa sua affermazione guardando nella bocca delle mogli.

Diceva anche che i bambini sono più sani se concepiti quando il vento soffia da nord. Dobbiamo immaginare che tutt’e due le signore Aristotele corressero fuori a guardare la banderuola sul tetto ogni sera prima di coricarsi.

Aristotele sostiene che un uomo morso da un cane rabbioso non diventa rabbioso, ma ogni altro animale sì: che il morso del musaragno è pericoloso per i cavalli, specie se si tratta d’una musaragna gravida; che gli elefanti soffrono d’insonnia, ma si può curarli massaggiando loro le spalle con sale, olio d’oliva e acqua tepida; e così via, e così via.

Ciò nondimeno i fanatici dei grandi classici, che non hanno mai osservato un animale salvo il cane e il gatto, continuano ad elogiare Aristotele per le sue acute capacità di osservazione (The Impact of Science on Society ).

Non ho letto di Aristotele tanto da poter confermare il contenuto del brano, anche se non sembra che il filosofo greco fosse avvezzo a mettere in discussione le proprie idee e la grande quantità di informazioni che raccoglieva.

Ciò che voglio portare alla tua attenzione sono due cose:

  • l’atteggiamento di Bertrand Russell, che non cessa neanche per un istante di mantenere un atteggiamento critico, orientato cioè a verificare la consistenza delle informazioni in suo possesso;
  • il fatto che degli aspetti di cui ci parla il filosofo e matematico gallese i libri di scuola “non sono ricchi”: forse perché potremmo arrivare a pensare che il grande Aristotele forse tanto grande non era, nonostante la sua fama?

Una ragione in più per dubitare.

Non credi?

Ti interessa una bibliografia di Bertrand Russell? Fai clic qui.

Se invece vuoi frequentare un corso di formazione sul pensiero critico segui questo collegamento.

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Commenti
Giovanna 19 Maggio 2016 0:00

Dubito, ergo sum
Grazie Arduino

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