Conta più il talento o la preparazione?

di AM il 27 giugno, 2011

7.8

È diffusa la convinzione che le persone ricche di talento possano impegnarsi meno delle altre per ottenere i risultati attesi.

Tutto ciò è vero? Sempre vero?

Adesso ti racconto qualcosa che, almeno in parte, mi ha sorpreso.

Nei primi anni novanta lo psicologo K. Andeers Ericsson e due suoi colleghi hanno portato a temine, nell’Accademia Musicale di Berlino, uno studio che si prefiggeva di contribuire a chiarire quale fosse il ruolo della preparazione nella formazione di una persona che siamo disposti a definire esperta in una determinata disciplina, una persona cioè che ha raggiunto risultati riconosciuti come non ordinari.

I ricercatori e i professori dell’Accademia divisero gli studenti di violino in tre gruppi:

  • quelli che avevano possibilità di diventare solisti di fama internazionale;
  • I violinisti “semplicemente bravi”;
  • quelli che avevano scarse probabilità di suonare a livello professionistico e intendevano insegnare musica nelle scuole pubbliche.

A tutti i violinisti fu posta la stessa domanda: per quante ore vi siete esercitati nel corso della vostra carriera, da quando avete cominciato a suonare il violino?

Ecco, in sintesi, i risultati:

  • tutti avevano cominciato a suonare a 5 anni;
  • fino agli 8 anni tutti avevano suonato 2-3 ore alla settimana;
  • a partire dagli 8 anni quelli che avrebbero finito per primeggiare avevano cominciato a impegnarsi in misura superiore: 6 ore alla settimana a 9 anni, 8 ore a 12 anni, 16 ore a 14 anni e poi sempre di più, fino a superare le 30 ore settimanali a 20 anni;
  • a 20 anni gli allievi migliori avevano totalizzato 10.000 ore di pratica, quelli “bravi” 8.000 e solo 4.000 i futuri insegnanti.

Dallo studio di Ericsson e compagni emergono altri punti interessanti:

  • i ricercatori non trovarono un solo musicista che avesse raggiunto l’eccellenza impiegando tempo inferiore a quello dei colleghi di paragonabile livello; né trovarono chi, privo del talento necessario a primeggiare, si fosse impegnato in misura superiore a quella dei compagni di studio;
  • se un musicista possiede sufficiente talento da essere ammesso in una delle scuole migliori ciò che lo può portare a emergere è l’impegno;
  • chi raggiunge livelli d’eccellenza non lavora più degli altri ma molto, molto più degli altri.

In conclusione, il talento rappresenta una condizione essenziale ma ci conduce all’eccellenza solo se siamo disposti a impegnarci duramente.

Se vuoi sapere di più sul tema dell’influenza della relazione fra talento e preparazione leggi il libro Fuoriclasse, storia naturale del successo (dal quale ho ripreso la notizia dello studio), che raccomando a tutti.

Specie ai genitori!

Hai trovato l’articolo interessante?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

{ 19 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Claudia giugno 27, 2011 alle 21:05

He …..sono appena finite le scuole….. :o)
mia figlia e’ da sempre un’ottima studentessa .
La cosa che mi indispettisce e’ che studia si e no un’ora al giorno, senza il minimo sforzo…dice che le piace.
Ritengo che il talento sia in effetti una forma di amore per cio che si fa ,una spece di serpente che si morde la coda… “mi piace quel che faccio , quindi lo faccio bene ”
L’impegno non sempre paga, purtroppo .
Un Q.I. mediocre sara’ magari un fabbro eccellente ma per quanto si possa impegnare non potra mai laurearsi in fisica nucleare…
Ma questo non e’ per forza una cosa negativa…io immagino l’essere umano come una torta …varie ricette per varie torte …chi ha piu zucchero , chi piu burro , chi piu uova…e’ giusto cosi.
Senza l’artigiano Stradivari Paganini non so se avrebbe raggiunto la purezza di suono del suo violino che ancora oggi esiste.
Non serve solo l’Ing. , occorre anche il bravo meccanico
che sappia assemblare la macchina ..e’ indispensabile al progetto .
Sinceramente non mi piacciono i termini : talento e impegno , preferisco : predisposizione e interesse.
Saluti ,

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Frank Vale agosto 10, 2011 alle 07:56

Giorno a tutti

Predisposizione, interesse, talento, impegno, motivazione, competenza …. Avete tutti ragione.

Ha ragione Claudia quando dice che bisogna essere predisposti. Chi è predisposto (l’esempio più evidente lo si scorge dai campioni dello sport) raggiunge performance migliori e in tempi minori rispetto a chi non è nato così predisposto ma ama allo spasimo quello sport (o materia) e si impegna con tutto se stesso (grazie al quale raggiungerà comunque un buon livello).

Ciò che occorre notare è che la “passione” – o se vogliamo possiamo identificarla nella “motivazione” o “interesse” – porta la mente umana ad essere “attiva” sull’argomento h24. Anche se Claudia vede la figlia studiare solo 1 ora al gg (in casa) in realtà, trascura il fatto che la mente della figlia non smette mai di lavorare, neppure fuori casa ( a volte si frequentano anche ambienti idonei).

Concordo con Arduino: il talento si acquisisce “anche” ma soprattutto con l’impegno. Nessun violinista è diventato famoso per aver usato il violino qualche volta o per aver preso 10 lezioni. Ovvio , però, che una persona ci mette impegno se è inizialmente interessata e successivamente motivata. Da sole queste componenti non sono sufficienti se non sono mantenute nel tempo ovvero se la persona non mostra di essere caparbia, tenace e determinata. Caratteristiche umane che hanno origine da mille fattori tra cui: l’ottenere costanti e crescenti gratificazioni, bisogno spasmodico di emergere o di appartenere (vedi scala dei bisogni primari di Marlow) e molte altre.

Aggiungo una osservazione al tema: il talentuoso è anche colui che esperimenta più di altri (è più avverso al rischio). La multidisciplinarità – studio di discipline diverse attinenti all’interesse primario- aiutano ad allargare la base di conoscenza e ad acquisire skill maggiori rispetto a coloro che si dedicano esclusivamente ad una sola disciplina. (vedi Michael Yeffrey Jordan)

Non dimentichiamoci infine dell’ambiente. Il musicista talentuoso è più frequentemente un bimbo che è nato e cresciuto da genitori che erano musicisti o comunque amavano la musica, tanto che il bimbo nasce e si sviluppa all’interno di quest’ ambiente. I figli dei ricchi hanno spesso accesso ad ambienti (costosi) che sono proibitivi per i figli dei poveri.

In buona sostanza: tutto fa brodo. Tutto quello che arricchisce la propria personalità è utile a renderci più talentuosi. Per arricchire l’esperienza ci vuole ambiente, predisposizione, motivazione, impegno, fantasia, voglia di sperimentare e rischiare.

Il talento è come un abito di Armani: fatto di molti particolari che lo rendono veramente unico e lo si distingue a centinaia di km che è diverso da un capo economico.
Condividete?

Rispondi

Claudia agosto 11, 2011 alle 11:35

Buondi’
:o)
..Condivido ….parzialmente.
L’abito di armani “spicca” sicuramente per linea, stile e particolari; ma garantisco personalmente (ad esempio) che nel “sottobosco”di chi disegna moda esistono idee di una unicita’ meravigliosa…..non visibili ai piu, per la serie di ragioni per cui tutti abbiamo in casa qualcosa di Microsoft e pochi un Mac: +pubblicizati, + spinti, +soldi per creare una rete commerciale adeguata, ecc….
Ci sto ripensandoe e sono molto convinta , il talento e’ una cosa che viene da dentro , non costruibile con applicazione o disciplina …..
non “costruibile” e basta.
Un dono che spesso non viene neppure immediatamente riconosciuto perche le nostre menti non cercano la bellezza o l’innovazione , ma spesso si fanno addomesticare, si accontentano di cio che il mercato ci propone……
o ci propina….
Il talento non si raggiungera’ mai studiando o lavorando piu di altri .
saluti e buone vacanze .
Claudia

AM giugno 28, 2011 alle 06:20

Buongiorno Claudia,

complimenti per tua figlia, che sono sicuro saprà farsi valere.

L’articolo non aveva il fine di spingere tutti a una carriera da super esperti nei rispettivi campi. Tanto meno a sostenere che servono solo ingegneri (per carità…).

La vita lascia spazio a tutti, e a tutte le 1000 intelligenze delle quali abbiamo evidenza anche scientifica (come non esiste solo un QI http://www.tibicon.net/2008/09/chi-e-piu-intelligente-guadagna-di-piu.html), per fortuna.

Predisposizione e interesse invece di talento e impegno? Non sono sinonimi, ma avremo modo di tornarci quando parleremo di motivazione e competenza.

Lo scopo dell’articolo era semplicemente dire: attenzione signori, esistono evidenze del fatto che il talento, quello che in una scuola dell’obbligo permette di impegnarsi un’ora e di ottenere buoni risultati, non è sufficiente per raggiungere eccellenti o per essere definiti esperti.

In sostanza, all’impegno finalizzato non c’é alternativa, neanche per coloro i quali sono stati baciati da madre natura.

E, temo, neanche per coloro meno dotati che intendono diventare competenti quanto basta per guadagnarsi da vivere.

Il libro che ho citato racconta un sacco di altre interessanti anche sulla giustizia sociale, che a una madre attenta interessaranno moltissimo. E sulle quali torneremo.

Grazie per i sempre stimolanti commenti e a presto leggerti.

Arduino

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Leo luglio 6, 2011 alle 07:28

interessante,,,,,,,,,,,,,!!!!
ciao LEo

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Roberto luglio 6, 2011 alle 20:28

Già… nell’immenso oceano delle informazioni, davvero un bell’articolo che ci ricorda l’importanza di dare il meglio di noi stessi per esprimere al massimo il nostro potenziale e magari creare qualcosa di buono per tutti.
Bravo Arduino!

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AM luglio 6, 2011 alle 20:44

Grazie Roberto.

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Dino luglio 11, 2011 alle 11:56

L’articolo è molto interessante, anche se lo studio si incentra su un’attività che necessariamente richiede tanto esercizio. Ad esempio mi risulta difficile credere che con il solo talento si possa riuscire a battere un record di atletica se non ci si allena duramente. C’è da chiedersi, però, se non esistano invece attività nelle quali si possa eccellere sfruttando SOLO i propri talenti, come la memoria, l’intuito e così via.

Saluti

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AM luglio 11, 2011 alle 16:10

Ciao Dino,
non posso dire di essere un esperto ma certo la mia età aiuta. E posso dire di non ricordare casi in cui il solo talento abbia condotto ad ottenere risultati straordinari. La memoria e l’intuito, che citi come esempi, sono anch’essi ambiti nei quali l’esrcizio è fondamentale per acrrescere le prestazioni.
Grazie per il commento e a presto leggerti.
Arduino

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Marco aprile 28, 2017 alle 08:21

Fate allenare due persone per 15 giorni in un campo le stesse ore e nel fare lo stesso esercizio di calcio, uno primeggia rispetto all’altro, tra l’allenamento e la predisposizione del ragazzo che ha primeggiato quali dei due ha più peso? Direi proprio il “talento ” di essere già più capace in una disciplina mai affrontata rispetto all’altro; dato che quello che conta di più è il risultato finale , è stata proprio la sua capacità innata a permettergli di superare l’avversario, se ad entrambi togli l’allenamento dei 15 giorni, spicca nuovamente il talento. L’allenamento è sicuramente molto importante ma non tanto quanto una predisposizione innata , soprattutto ai massimi livelli.

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AM maggio 3, 2017 alle 06:45

Ciao Marco,
la trappola di molti talentuosi sta nel cullarsi in una “strutturale” superiorità.
Quella della maggioranza degli altri nel cercare di capire se si è naturalmente dotati o no.
Nella mia esperienza, non curarsi del talento e impegnarsi rappresenta la soluzione migliore, quella che permette alla gran parte delle persone di raggiungere traguardi non immaginabili: e di essere definiti persone straordinarie.
Hai letto questo libro? https://www.amazon.it/5-Elements-Effective-Thinking/dp/0691156662/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1493790244&sr=8-1&keywords=5+elements
Grazie del commento e a presto leggerti.
Arduino

Francesca Cosi luglio 12, 2011 alle 16:43

Caro Arduino,
grazie per l’articolo, è davvero interessante!
In sostanza non ci sono scuse: per ottenere risultati eccellenti bisogna impegnarsi tantissimo. Più chiaro e lineare di così…
Grazie e a presto!

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AM luglio 12, 2011 alle 19:25

Anche se si ha talento!
A presto leggerti. Arduino

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Davide luglio 21, 2011 alle 22:13

Ciao Arduino,
articolo veramente stimolante!
Credo che ognuno di noi abbia un talento o quantomeno delle capacità; il problema è capire quali sono e avere la possibilità di metterle in campo. Quanti potenziali violinisti, calciatori, manager… ci sono che fanno lavori in cui non hanno la possibilità di esprimersi al meglio?
La buona conoscenza di noi stessi credo che sia importante quanto il talento che abbiamo dentro; la possibilità di esprimere il proprio talento lo è quanto la tenacia con cui lo si applica.
Concordo pienamente col fatto che talento e “allenamento” abbiano lo stesso peso.
A presto,
Davide

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AM luglio 22, 2011 alle 06:09

Ciao Davide,
hai toccato un punto fondamentale. Esistono, e di questo possiamo essere statisticamente certi, persone che hanno un talento che non sono in condizione di esprimere: perchè costretti a fare altro, perché non sono in condizione di esercitarsi, perché semplicemente non ne sono a conoscenza. Saprai che Mozart aveva una sorella, di qualche anno più anziana di lui, anche lei molto dotata, che fu costretta a smettere alla morte della madre per accudire il padre.
Se avesse continuato, o se fosse stata figlia unica, il Mozart che riconosciamo come un genio sarebbe donna? Non lo sapremo mai.
Il caso ha comunque un impatto sulla nostra vita e dobbiamo imparare a favorirlo.
Grazie per il commento e a presto leggerti.
Arduino

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am agosto 10, 2011 alle 10:52

Ciao frank,
Grazie per l’articolato commento. Poco da aggiungere da parte mia. A presto leggerti. Arduino

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AM settembre 6, 2011 alle 13:17

Ciao a tutti,
questo articolo ha ottenuto molti commenti e vorrei segnalarvi che ho scritto un articolo ieri che è direttamente collegato allo stesso tema. Ve lo segnalo.
http://www.tibicon.net/2011/09/quanto-tempo-serve-per-diventare-un-esperto-nel-proprio-lavoro.html
A presto leggervi,
Arduino

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Simona dicembre 29, 2014 alle 17:03

articolo interessante e anche le varie opinioni in merito. È’ incredibile come ogni opinione contenga una verità!!! Grazie a tutti

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valerio gennaio 1, 2015 alle 12:29

Sono certo che ogni talento per essere espresso ed esploso necessiti di impegno, dedizione e motivazione del soggetto che ne ha il dono. Un centrometrista talentuoso non batterà alcun record se prima non impara a correre. Vero è anche che impegno, dedizione e motivazione nn sono sufficienti per eccellere. Morale: impegnarci, dedichiamoci e motiviamoci per vedere se abbiamo talento. Saluti

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