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Sai cos'è l'ottimismo idiota?

10 Ottobre 2025 | di Arduino Mancini Costruisci la tua resilienza
Sai cos'è l'ottimismo idiota?

Avrai sentito dire da più parti che l’ottimismo è una cosa buona, che essere ottimisti fa vivere meglio e più a lungo; e che le persone ottimiste sono anche quelle che con maggiore frequenza hanno successo nel lavoro.

Ma c’è ottimismo e ottimismo, perché ne esiste una forma di ottimismo che ha un forte impatto negativo nel nostro quotidiano: in famiglia, al lavoro, in politica, in economia.

Si tratta dell’ottimismo idiota! Ne hai già sentito parlare ma non ricordi bene il contesto?

Prima di spiegarti tutto in dettaglio lascia che ti dia una breve definizione di ottimismo e pessimismo, perché mi aiuteranno ad affrontare il tema

Ma cominciamo subito con alcune semplici definizioni, che ci aiuteranno ad approfondire il tema.

Che cos’è l’ottimismo?

Si tratta di una concezione favorevole della vita, una disposizione relativamente stabile di persona che influenza positivamente la sua vita sociale, il suo lavoro, la sua salute: l’ottimista considera gli eventi negativi come occasionali e, soprattutto, passeggeri.

E il pessimismo invece, cos’è?

Il pessimismo può essere considerato una disposizione relativamente stabile di una persona ad attendersi nella vita risultati negativi, anche quando ha fatto del proprio meglio per cogliere i risultati desiderati: e tende a spiegare gli eventi negativi come qualcosa di durevole e permanente.

Insomma, essere ottimisti non sembra presentare controindicazioni, mentre il pessimismo sembra presentarne parecchie, non fosse altro per la difficoltà che possiamo avere nel gestire persone che ci ammorbano quotidianamente con la loro negatività.

Ma l’ottimismo può essere addirittura più pericoloso, quando assume la forma dell’ottimismo idiota.

E adesso vediamo perché.

Che cos’è l’ottimismo idiota?

È associato alla sindrome di Pollyanna, che prende il nome dalla protagonista dell’omonimo libro; proposta nel 1978 da M. Matlin e D. Stang, essa descrive una distorsione cognitiva che porta a ricordare gli eventi favorevoli e piacevoli più accuratamente di quelli spiacevoli.

La sindrome di Pollyanna è una rappresentazione estrema del “gioco della felicità”, che la protagonista del libro adotta sistematicamente, trovando aspetti positivi anche nelle situazioni palesemente avverse. Una distorsione che porta a percepire, registrare e comunicare esclusivamente gli aspetti positivi delle situazioni, ignorando quelli che hanno un impatto negativo sulla vita.

Nel libro L’ottimismo, Luigi Anolli descrive l’ottimismo idiota più o meno così:

  • Vede tutto rosa;
  • Offre degli eventi una spiegazione semplicistica e immediata;
  • Caratteristica specifica di chi non è in grado di capire la complessità degli eventi, ne coglie solo gli aspetti più superficiali e immediati e fornisce una interpretazione riduttiva delle cose;
  • La soluzione diventa quindi facile, troppo facile e i problemi sono cancellati nella loro stessa esistenza;
  • Si tratta di un ottimismo generato da una forma di riduzionismo mentale, incapace di seguire orizzonti estesi.

L’ottimista idiota descritto da Anolli è vittima dell’effetto Dunning Kruger, una distorsione cognitiva che porta una persona in grado di affrontare un determinato compito a sottovalutare la propria preparazione, e una invece di poco competente a sopravvalutare la propria conoscenza; e a tuffarsi senza esitazione in una prova nella quale quasi certamente fallirà.

Quali forme può assumere l’ottimismo idiota?

Quali possono essere le sue manifestazioni nel quotidiano? Vediamone alcune.

La politica certamente ce ne offre un vasto campionario.

  • Abbiamo visto persone avere il coraggio di candidarsi e arrivare a gestire ministeri complessi senza avere la conoscenza specifica minima che permettesse loro anche solo di sperare di avere successo;
  • Così come assistiamo a politici che subentrano ai ministri che li hanno preceduti promettendo risultati straordinari, confidando di poter facilmente raggiugere obiettivi che chi li ha preceduti (più di uno…) non è stato in grado di cogliere. Erano tutti incapaci? Forse…

E le aziende non sono da meno.

Queste mostrano un vasto campionario di situazioni in cui l’ottimismo idiota fa sfoggio di sé.

  • Penso al nuovo amministratore delegato che arriva a gestire un’azienda alimentare senza avere alcuna esperienza specifica. Una persona che, invece di imparare almeno i fondamentali del mercato in cui è piombato prima di aprire bocca, dopo una settimana comincia a fare sfoggio di straordinaria competenza elencando strategie che permetteranno di espandersi come mai prima;
  • Il pensiero va anche a direttori commerciali che, pressati dalla necessità di raggiungere risultati, presentano budget di vendita irrealistici, finendo per convincersi che in fondo tanto irrealistici non sono. Per poi miseramente fallire!

Anche la famiglia e la vita privata sono terreno di caccia di Pollyanna.

  • Che dire di genitori che sostengono i figli nell’affrontare una disciplina, sportiva o culturale che sia, con la convinzione che raggiungeranno risultati straordinari, senza considerare l’impegno che tali risultati richiedono?
  • O anche della serenità con la quale molte persone affrontano disavventure e malattie che si protraggono nel tempo, accettandole con l’idea che prima o poi passeranno, con l’aiuto di un intervento esterno, umano o divino che sia?
  • Da non trascurare anche la leggerezza con la quale accettiamo di dare responsabilità di gestione della cosa pubblica a persone che minimizzano i problemi, si mostrano molto sicure di sé e millantano una preparazione che sono ben lontane dal possedere.

Dimenticavo.

Nella vignetta ho riportato una diffusa forma di ottimismo idiota: quella di una persona che, obnubilata dalla prospettiva di carriera, non approfondisce i contenuti della nuova posizione e, soprattutto, non si interroga circa la propria preparazione e la capacità di riuscire.

Un modo poco originale per farsi del male.

In sintesi

L’ottimismo è utile fino a quando non smette di confrontarsi con la realtà.
Diventa “idiota” quando semplifica eccessivamente problemi complessi, ignora deliberatamente i rischi, scambia la presunzione per competenza.
In quel momento le decisioni, in apparenza facili, finiscono per diventano fragili.
Perché l’ottimismo idiota non è una qualità: è una distorsione.

Per concludere, due domande per te:

  • Ora che lo conosci meglio, pensi di aver mai sperimentato, direttamente o indirettamente, l’ottimismo idiota?
  • E come lo affronteresti?

 

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Commenti
Andrea 22 Ottobre 2025 9:58

Buongiorno Arduino.
Ricordo che questo tema lo abbiamo affrontato in uno dei nostri interessantissimi incontri. ( era veramente piacevole interfacciarsi con te)
Di recente , leggendo un libro di Gianluca Gotto, mi sono imbattuto nella parabola del contadino cinese.

“Molti anni fa, nelle campagne cinesi, un uomo e suo figlio vivevano in un piccolo villaggio. Essendo molto poveri: avevano solo una baracca, in cui vivevano e un campo sul quale il contadino cinese lavorava duramente tutti i giorni con il suo cavallo.
Quando il cavallo scappò, gli abitanti del villaggio andarono a trovare il contadino cinese e gli dissero a gran voce: “Il cavallo ti era utile per poter lavorare. Che sfortuna hai avuto!”.
E il contadino cinese rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.
La settimana dopo, il cavallo ritornò alla baracca: assieme a lui vi erano due cavalli selvatici. Il contadino cinese e il figlio si ritrovarono quindi ad avere tre cavalli. Gli abitanti del villaggio questa volta dissero all’uomo: “Avevi un solo cavallo e ora ne hai tre. Che fortuna hai avuto!”.
Anche questa volta il contadino cinese rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.
Qualche giorno dopo il figlio stava pulendo la stalla del cavallo, quando uno di loro si agitò e lo calció con forza, facendolo cadere. Il ragazzo si fece male ad una gamba. Gli abitanti del villaggio questa volta dissero al contadino cinese: “Tuo figlio è l’unico che ti può aiutare nel tuo lavoro. Che sfortuna hai avuto!”
Ancora una volta, il contadino cinese rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”.
Qualche settimana più tardi, alcuni soldati dell’esercito arrivarono nel villaggio e iniziarono a reclutare giovani uomini da portare a combattere in una guerra dove nutrivano poche speranze di vittoria. Quando passarono dalla casa del contadino cinese videro suo figlio con la gamba rotta e decisero quindi di passare oltre.
Gli abitanti del villaggio, una volta appresa la notizia, si rivolsero al contadino cinese: “I nostri figli vanno a morire in guerra mentre il tuo è infortunato. Che fortuna hai avuto!”
E il contadino cinese, come sempre, rispose: “Forse sì, forse no. Vedremo”

La morale è che non puoi giudicare la vita da ciò che ti accade nel presente.
Come lo vedi il contadino : Ottimista o pessimista?
Ciao e a presto

    AM 22 Ottobre 2025 11:20

    Ciao Andrea, un piacere leggerti.
    Il contadino è certamente un ottimista realista, di quelle persone che tendono a cercare una visione complessiva delle situazioni, senza lasciarsi condizionare dal considerare un singolo aspetto.
    L’ottomista realista sa che le cose possono cambiare e ha fiducia nel futuro perché fa tutto quello che può per generare le condizioni per avere successo.
    Ti convince la mia risposta?
    Grazie ancora e a presto,
    Arduino

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