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Attaccare frontalmente il capo? Troppo rischioso!

22 Gennaio 2010 | di Arduino Mancini Tu e il tuo capo

7.32
Quella che trovi di seguito è la conversazione con un amico il quale, giunto a un passo dal conflitto aperto con il suo capo, mi aveva chiesto di parlarne.

“Basta, quell’imbecille mi ha stufato. La prossima volta gli rispondo per le rime e metto in copia l’amministratore delegato”.

“Lascia perdere, non credo che ti convenga”.

“E allora vado dal direttore del personale, così se ne deve occupare lui”.

“Credi che ti sarà grato per avergli messo il cerino in mano?”

“Insomma, questo no, quello no! Che devo fare? Lasciare che le cose vadano a rotoli senza fare niente?”

“Non dico questo. Dico che saltare il capo a piè pari non conviene, anche quando hai ragione. Anche nel caso in cui l’amministratore delegato e il direttore del personale volentieri si libererebbero di lui”.

“E perché?”

“Per tre ragioni.

  1. Perché chi detiene il potere in un’organizzazione non ama chi lo mette in discussione apertamente.
  2. Perché domani potresti comportarti con l’amministratore delegato o il direttore del personale come oggi ti comporti con il tuo capo. E non credo che questo a loro piacerebbe.
  3. Perché potresti essere usato oggi e scaricato a stretto giro.”

“E allora? Cosa mi suggerisci di fare?”

“Ti consiglio di elaborare una strategia diversa, meno rischiosa”.

Dopo aver aiutato il mio amico in un compito rivelatosi meno complesso del previsto, gli ho regalato due libri: L’arte della guerra e I 36 stratagemmi.

Li suggerisco entrambi a chi sente di avere aree di miglioramento nella gestione del conflitto: magari non solo con il capo.

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

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