Ottenere l’aumento con il bluff

di AM il 24 novembre, 2008

 

3.5

Di recente ho raccolto diverse storie che suonano come quella che vado a raccontarvi.

Il giovane dipendente, comunemente dai 30 ai 37 anni, occupa in azienda buona posizione: è un massimo livello impiegatizio o un quadro.

Solitamente ha profilo tecnico e si colloca in quell’area grigia nella quale le retribuzioni, anche quando commisurate alla posizione e all’esperienza, sono suscettibili di incrementi interessanti per chi è in cerca di competenze specifiche.

Il dipendente si reca nell’ufficio del capo e annuncia le proprie dimissioni: al termine del periodo di preavviso lascerà la società. Ha in mano un’offerta interessante, di quelle che non si possono rifiutare.

Al capo vengono i sudori freddi: come farà a dirlo al direttore?

E a quelli del personale? E fra quanto tempo riuscirà a rimpiazzarlo? E chi farà il lavoro del dimissionario, nel frattempo?

No, no, non può essere. Bisogna fare qualcosa.

Parte l’indagine. Perché vuole andare via? Carriera? Non si trova bene? Soldi? Cosa non funziona?

In 9 casi su 10 la conclusione è questa: il nostro uomo/donna si trova benissimo, l’ambiente è ottimo, le prospettive pure, ma a quell’aumento non si può dire di no.

Così il capo prende armi e bagagli e comincia il giro delle sette chiese per raccattare quanto serve a trattenere il prezioso collaboratore. E alla fine ce la fa: il giovane resta in campo amico, con soddisfazione di tutti.

Per un po’.

Perché, dopo un periodo neanche troppo lungo, il narcisismo prevale e qualche confidenza mal riposta porta all’orecchio del capo il fatto che la lettera di impegno era un bluff.

Semplicemente non esisteva.

Gli eventi successivi possono essere i più diversi, non è il colore delle reazioni che ci interessa qui.

Quello che ci interessa è che il collaboratore spesso rimane fino a quando non riesce a ottenere una vera “offerta che non si può rifiutare”, dimostrando ancora una volta che è inutile legare il cane con la salsiccia.

È consigliabile utilizzare il bluff per ottenere l’aumento di stipendio?

Difficile dirlo, ma vi suggerisco di verificare almeno l’esistenza di tre condizioni.

  1. La tua posizione è a prova di bomba e nessuno sta aspettando questo momento con lo spumante in frigo.
  2. Né il tuo capo né altri in azienda ha il fegato di venire a “vedere” le tue carte, costringendoti a formalizzare le dimissioni.
  3. La tue è un’organizzazione nella quale la vendetta non ha mai attecchito: pur rivelandosi il bluff nessuno ti porterà rancore, neanche quelli del personale, e conserverai intatte le tue possibilità di carriera.

Come vedi i rischi non sono pochi, eppure uso e successo del bluff sono entrambi crescenti.

Stupidità diffusa? Direi piuttosto fifa dilagante…

Cosa ne pensi?

 

Trovi il post anche nel libro Palmiro e lo (s)management delle Risorse Umane – Tattiche di sopravvivenza aziendale.

{ 6 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

Anonymous novembre 25, 2008 alle 21:14

L’utilizzo del bluff non è la strada preferenziale per ottenere un aumento.

Paradossalmente il bluff entra in gioco quando la prima delle tre condizioni non è verificata.

Per chiedere un aumento occorre operare una profonda riflessione sul proprio contributo, su quello che realmente si è dato e si sarà in grado di dare.
Operare in un buon ambiente di lavoro e guadagnare uno stipendio dignitoso è la vera motivazione.

Il dialogo chiaro, onesto, è l’unica via percorribile, senza ritorni vendicativi.
Un capo, anche il più ostinato, sarà pronto ad ascoltare anche le richieste economiche di un valido collaboratore.

….e se si presentano le dimissioni vuol dire che c’è un punto di rottura insanabile, probabilmente non dipeso dal danaro, ed è perciò preferibile cambiare aria.

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Marco dicembre 2, 2008 alle 10:36

Sono perfettamente in accordo con anonimo.
A volte le lettera di dimissione potrebbe essere un bluff per alzare la posta, ma il collaboratore deve essere sicuro del proprio valore all’interno dell’organizzazione.
Molto spesso invece c’è una percezione distorta da ambo le parti, e allora quando arriva la lettera, il Capo (chi scrive…) potrebbe anche accettarla senza battere ciglio e, in privato, fare i salti di gioia.
Soprattutto in momenti come questi..

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AM dicembre 2, 2008 alle 14:42

Mi unisco a voi nella valutazione.

Quando occupavo posizioni manageriali ero solito dire ai miei collaboratori:

“se venite da me con una lettera di dimissioni o esprimete l’intenzione di presentarla sappiate che le dimissioni sono automaticamente accettate”.

“Se invece volete capire xome possiamo migliorare le cose affinché si possa lavorare insieme a lungo allora non c’é argomento che non possiamo affrontare.”

AM

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AD settembre 28, 2014 alle 15:17

Magari ci fossero dei manager ancora come Lei, purtroppo però ci sono delle aziende in cui si fa persino a fatica a capire che compito ha l’ufficio del personale, e dove i manager han poco rispetto dei lavoratori, e non sanno come ottenere il meglio dei propri collaboratori.
Comunque, sono d’accordo sul fatto che i bluff siano pericolosi da fare perché nessuno è indispensabile in azienda, del resto auguro a tutti uno stipendio degno del vostro lavoro e di lavorare in un ambiente meritocratico…anche se lo sappiamo..

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AM ottobre 2, 2014 alle 08:33

Ciao AD,
non faccio il manager da un pezzo.
Posso dire che i bluff come quello nella vignetta li rendevo improbabili perché mi comportavo così http://www.tibicon.net/2014/02/minacciare-dimissioni-per-dire.html
A presto leggerti,
Arduino

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Ivan agosto 27, 2018 alle 17:18

Purtroppo sigr. AM, tanti manager si comportano così come lei sostiene di essersi sempre comportato. Il rischio? 9 su 10 va come dice lei, cioè un bluff, ma la decima, rischi di perdere un valido collaboratore. Cioè il mio caso, ormai sono stufo di continuare a chiedere l’aumento di stipendio (dopo 4 anni di impegno costante in azienda senza mai dire no, spostando sempre impegni personali per venir incontro alle necessità aziendali. Nulla da fare. Ora come ora, mi trovo a cercare una nuova posizione lavorativa in quanto nonostante mi piacia il mio lavoro, ritengo che i manager dell’azienda dove lavoro abbiano la sua stessa mentalità, e quindi tempo perso anche cercare dialogare. Personalmente mi dispiace in quanto i colleghi con cui lavoro, spesso ho distruggono il macchinario (letteralmente) oppure non sanno come bypassare certi problemi che ovviamente io ho dovuto imparare a mie spese. Magari valutare la reale validità dei collaboratori no?

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